Non so te, ma io amo la pioggia. Amo quel
modo in cui bussa alla finestra in una domenica di novembre e come mi sveglia
al mattino battendo sul tetto. Amo quella sensazione di fresco che porta la
prima pioggia autunnale, subito dopo una caldissima estate.
lunedì 3 settembre 2012
giovedì 23 agosto 2012
...Buonanotte...
Apro la finestra per
far entrare un po’ d’aria in questa serata caldissima di una giornata bollente.
Mi fermo a respirare quell’aria nera che decide di rinfrescarmi, ed esco sulla
terrazza. Che bella notte! Le stelle mi guardano e vogliono parlarmi e io mi
affaccio alla ringhiera per guardare l’orizzonte, mentre penso a cosa dir loro.
La Luna mi sorride: secondo me conosce già le mie mosse. Mi legge come se fossi
un libro aperto. Mi decido. Stanotte la passo con Lei.
La passo a
confidarmi con le stelle, a fare gli occhi dolci alla luna e a pensare a tutto.
Stanotte non ho paura di pensare. La passo lontano da internet, playstation,
telefoni, letto, twitter. Questa è la mia notte. Non so quale istinto primordiale
mi dice che voglio rimanere fuori, fatto sta che lo farò.
giovedì 12 luglio 2012
Avrei voluto più tempo
Avrei voluto avere più tempo per conoscere meglio
mio nonno; avrei voluto più tempo prima di vedere mia nonna triste; avrei
voluto più tempo per sapere tutti i segreti che custodisce mio zio. Avrei voluto
più tempo per salutare le cose a me più care.
È più facile affrontare la morte di una persona che
amiamo o il fatto che sappiamo che lei
si sta allontanando definitivamente e volutamente da noi? Non so rispondere, ma
so che è peggio vedere quella persona da lontano, che ride e scherza con altre
persone sconosciute, che non ci riconosce neanche. Perché è questo che succede
quando ci si lascia, ed io sto per essere lasciato (di nuovo, che ce se pò fa?)
ma non da una persona: sto per essere lasciato da una casa. Certo non è la
stessa cosa. No, infatti è peggio.
martedì 10 luglio 2012
Estate
Una fontanella d’acqua nel centro storico, giocare
con gli amici sulla spiaggia, fino alla sera. Piazza del Popolo dall’alto, col
cielo infuocato di mille sfumature. Lo stridulo rumore delle posate che
grattano sui piatti della gente che cena in veranda. È il sudore dell’amante
che si mescola al tuo. È la canottiera che ti graffia la schiena dopo una
giornata al mare. Una zanzara che ti sveglia nella notte per chiederti da bere.
È il sollievo dal terrore che la sveglia non abbia suonato, una volta scoperto
che sono le 10; una serata al pub con amici, birra e belle ragazze che non ti
si filano. È annerire le figure, al tramonto, sul mare, in lontananza.
Non è vacanza, sole, mare, caldo. Non è un gelato
che si scioglie, non il falò di ferragosto e neanche una piscina azzurra. Non
sono ragazze che si sdraiano a prendere il sole, ma la mano che tieni alla
fidanzata mentre ti riposi dopo pranzo sul divano. Non è il sudore che continua
ad irrigarti la schiena, ma un campo di girasoli che si stanno per seccare. È
un libro di uno studente che impreca. È il libro di un altro che si appassiona.
Non è la luce fino alle 9, ma l’alba alle 5.
È un tramonto verso il mare, visto da lontano, che
scolora le figure.
È l’odore di
pèsca e di pésca al mercato la mattina presto.
È il fischio del vento che porta un po’ di sollievo.
È la pelle bagnata dell’amante dopo l’amore.
È un enorme castello di sabbia, costruito
sporcandosi tutti, ma destinato a crollare.
È l’estate.
lunedì 25 giugno 2012
Just call me “The Spoon”
Non so bene che ore fossero quando Italia e
Inghilterra hanno cominciato ad affrontarsi ai rigori. So solo che al 5° rigore
ero certo che avremmo vinto noi. Non perché sono un guru o chissà cosa dello
sport, ma un po’ ormai lo capisco, e quando un giocatore fa una prodezza come
quella di Pirlo, l’epilogo non può che essere uno: la sua squadra vince!
La squadra vince perché ha giocato meglio, la quadra
vince perché lo merita, la squadra vince perché è più forte e la squadra vince perché
un signore di nome Andrea Pirlo ha fatto notare agli avversari, e a circa mezzo
miliardo di altre persone, tutte queste cose allo stesso momento.
Quando fai sport e devi affrontare degli avversari,
non è facile relazionarsi con loro: possono essere tuoi amici, tuoi nemici,
puoi vincere di tanto o perdere di tanto, o la partita può essere tirata, e
infine potresti essere superiore oggettivamente ma non riuscire a spuntarla, o
inferiore e vincere. Come trattare l’avversario in tutti questi scenari
differenti? Non è facile per niente.
Il rispetto è la prima cosa. Detto questo tutto è
secondario.
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